28.10.08

LEGAMBIENTE ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL 30 OTTOBRE INDETTO DAI SINDACATI DELLA SCUOLA


LEGAMBIENTE ADERISCE ALLO SCIOPERO DEL 30 OTTOBRE INDETTO DAI SINDACATI DELLA SCUOLA


L'ITALIA HA BISOGNO DI PIU' ISTRUZIONE, MIGLIORE E PER TUTTI
La scuola pubblica è un bene comune del paese da cui dipende il futuro di noi tutti.

LA SCUOLA E' UN INVESTIMENTO E NON UN COSTO
La scuola non può essere solo oggetto di tagli, che possono solo peggiorare le condizioni organizzative e professionali di un sistema che ha urgente bisogno di essere rinnovato e qualificato, anche attraverso un attento ed equilibrato esame di risparmi possibili.
Il rinnovamento della scuola e' la grande opera pubblica che dovrebbe essere la priorità per ogni governo e non la si può cambiare senza un'ampia condivisione e concertazione con tutti i soggetti sociali.

RITENIAMO IRRINUNCIABILE:
che si apra un immediato confronto sul Piano programmatico per individuare alcuni fattori di rinnovamento condivisi;
che si vada ad un profondo cambiamento del sistema dell'istruzione, seguendo un metodo che metta al centro i bisogni dei cittadini più giovani e non la necessità di praticare tagli, al fine di garantire una buona scuola per ogni bambino/ragazzo, salvaguardando quella parte che oggi è universalmente riconosciuta come la migliore: ovvero la scuola elementare;
che si ridia stabilità e dignità professionale agli insegnanti;
che si aprano tavoli territoriali con gli enti locali per individuare criteri di razionalizzazione della rete scolastica che, nell'ottica dell'ottimizzazione, garantiscano il diritto allo studio per tutti ed in particolare per chi vive nei piccoli comuni;
che si definisca un grande piano nazionale per rendere l'edilizia scolastica la punta di diamante del rinnovamento energetico del nostro Paese.

LEGAMBIENTE INVITA INSEGNANTI, EDUCATORI, RICERCATORI, STUDENTI, CITTADINI AMBIENTALISTI,
SINDACI ED ENTI LOCALI
A PARTECIPARE ALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA PER LO SCIOPERO DEL 30 OTTOBRE, CHE PARTIRA' DA
PIAZZA DELLA REPUBBLICA ALLE ORE 9.3

1 commento:

UNISTAT ha detto...

"BUON ANNO A TUTTI... meno che a uno, anzi mezzo"!

Come sarà il 2009? Non c’è nessuno - ma per chi ci crede ci sono i soliti oroscopi - che abbia le carte in regola per formulare previsioni attendibili circa il nostro futuro prossimo. Non sappiamo se ci sarà un collasso dell’economia. Non sappiamo se la crisi durerà uno o più anni. Non sappiamo se il prezzo del petrolio salirà o scenderà. Non sappiamo se ci sarà inflazione o deflazione, se l’euro si rafforzerà o si indebolirà. Non sappiamo se gli Usa del nuovo-Presidente saranno diversi da quelli del Presidente-guerrafondaio. Non sappiamo se Istraele e Palestina continueranno a scannarsi per tutta la vita. Non sappiamo nada de nada! La stampa, i politici, i sindacati, tacciono! Stra-parlano soltanto di federalismo, riforma della giustizia, cambiamento della forma dello Stato, grandi temi utopici che vengono quotidianamente gettati ad una stampa famelica di pseudo-notizie, mentre i veri cambiamenti si stanno preparando, silenziosamente, nelle segrete stanze. Comunque, anche se i prossimi anni non ci riservassero scenari drammatici, e la crisi dovesse riassorbirsi nel giro di un paio d’anni, non è detto che l’Italia cambierà davvero sotto la spinta delle tre riforme di cui, peraltro, si fa fino ad oggi solo un gran parlare. Del resto, non ci vuole certo la palla di vetro per intuire che alla fine la riforma presidenzialista non si farà (e se si farà, verrà abrogata dall'ennesimo referendario di turno), mentre per quanto riguarda le altre due riforme - federalismo e giustizia - se si faranno, sarà in modo così... all'italiana che porteranno più svantaggi che vantaggi: dal federalismo è purtroppo lecito aspettarsi solo un aumento della pressione fiscale, perché l’aumento della spesa pubblica appare il solo modo per ottenere il consnenso di tutta "la casta", e poi dalla riforma della giustizia verrà soltanto una "comoda" tutela della privacy al prezzo di un'ulteriore aumento della compra-vendita di politici, amministratori e colletti bianchi. Resta difficile capire, infatti, come la magistratura potrà perseguire i reati contro la pubblica amministrazione se "la casta" la priverà del "fastidioso" strumento delle intercettazioni telefoniche. Così, mentre federalismo, giustizia, presidenzialismo, occuperanno le prime pagine, è probabile che altre riforme e altri problemi, certamente più importanti per la gente comune, incidano assai di più sulla nostra vita. Si pensi alla riforma della scuola e dell’università, a quella degli ammortizzatori sociali, a quella della Pubblica Amministrazione. Si tratta di tre riforme di cui si parla poco, ma che, se andranno in porto, avranno effetti molto più importanti di quelli prodotti dalle riforme cosiddette maggiori. Forse non a caso già oggi istruzione, mercato del lavoro e pubblica amministrazione sono i terreni su cui, sia pure sottobanco, l’opposizione sta collaborando più costruttivamente con il governo. Ma il lato nascosto dei processi politici che ci attendono non si limita alle riforme ingiustamente percepite come minori. Ci sono anche temi oggi sottovalutati ma presumibilmente destinati ad esplodere: il controllo dei flussi migratori, il sovraffollamento delle carceri e l'emergenza salari. Sono problemi di cui si parla relativamente poco non perché siano secondari, ma perché nessuno ha interesse a farlo. Il governo non ha interesse a parlarne perché dovrebbe riconoscere un fallimento: gli sbarchi sono raddoppiati, le carceri stanno scoppiando esattamente come ai tempi dell’indulto e gli stipendi degli italiani sono i più bassi d'europa. L'opposizione non può parlarne perché ormai sa che le sue soluzioni-demagogiche - libertà, tolleranza, integrazione, solidarietà - riscuotono consensi solo nei salotti intellettuali. Eppure è molto probabile che con l’aumento estivo degli sbarchi, le carceri stipate di detenuti, i centri di accoglienza saturi, ed il mondo del lavoro dipendente duramente provato da un caro prezzi che non accenna a deflazionare, il governo si trovi ad affrontare una drammatica emergenza. Intanto, in Italia prosegue la propaganda dell'ottimismo a tutti i costi: stampa, sindacati e politica ci fanno sapere solo ciò che fa più comodo ai loro giochi, e "noi"- a forza di guardare solo dove la politica ci chiede di guardare - rischiamo di farci fottere. Buon Anno!