28.7.06

Ridecolla il turismo degli italiani

ROMA - L'industria del turismo "made in Italy" ha ripreso a correre come non accadeva dal settembre del 2001, dai giorni della grande paura. Sono passati 5 anni, la voglia di viaggi e di vacanze si è rinvigorita, a dispetto del ciclo economico e delle finanze personali non sempre brillanti. In numeri assoluti, dice Federalberghi, significa che 23,5 milioni di italiani maggiorenni (rispetto ai 23 milioni del 2005) dichiarano di aver già fatto o di accingersi a fare vacanze in estate. Quest'anno si spenderanno in media 935 euro che determineranno un giro d'affari pari a 21,9 miliardi di Euro rispetto ai 19,6 miliardi di Euro del 2005 (+11,5%). Più italiani possono dunque andare, ma aumentano quelli che non ci vanno per motivi economici (44,2% rispetto al 32,4% del 2005). Chi opera nel settore attende ora di conoscere quali misure il governo metterà in campo per il rilancio definitivo e proiettare l'Italia ai primi posti mondiali

27.7.06

Napoli vista dal mare

Domenica 6 agosto primo appuntamento del nuovo ciclo di escursioni viamare organizzato dall'Ascultur Campania e promosso dall'Assessorato alTurismo del Comune di Napoli.
La manifestazione denominata "Napolivista dal mare" rappresenta ormai un appuntamento fisso per il mese di agosto per chi rimane in città ed intende trascorrere qualche ora andando per mare riscoprendo le bellezze del nostro golfo tra le lucidel tramonto.
Nel primo appuntamento verrà illustrata la costa metropolitana.
Partendo dal Beverello, si costeggerà via Partenope -Castel dell'Ovo - via Caracciolo - Mergellina - le Ville di Posillipo -Nisida e Bagnoli.
La guida è Adelaide De Martino che farà rivivere la storia e le leggende dei siti più significativi visti dal mare.
Domenica 13 agosto l'itinerario è intitolato "viaggio nei Miti e neiSiti dei Campi Flegrei" per approfondire la storia del Rione Terra, di Baia e le leggende dei Campi Flegrei Martedi 15 agosto l'itinerario èla costa delle Sirene.
Partendo dal Beverello si costeggerà l'area vesuviana con le splendide ville del Miglio d'Oro - Castellammare -Vico Equense fino a Sorrento con i suoi alti costoni.
Domenica 20agosto "L'isola di Arturo" si arriverà fino a Procida (La Corricella)attraversando tutti i paesi dell'area Flegrea.
L'imbarco è alle ore17.15 la partenza è alle ore 17.30 imbarco n. 1 del molo Beverello
La motonave è la Galaxy ed il rientro è previsto per le ore 20.00 alBeverello
I costi sono: € 11,00 adulti e € 6,00 i bambini (fino a 11anni)
Prevendita: agenzia Viale Elena Centro Viaggi, viale Gramsci 17Napoli tel. 081/7611510
Per informazioni e prenotazioni: ASCULTURCAMPANIA 081/665532 - 3355345697

25.7.06

LE AREE PROTETTE CAMPANE:STALLO E OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO A RISCHIO PER 1.500.000 ABITANTI DELLA CAMPANIA

NAPOLI
27 luglio 2006-07-25
Ore 10-11

SALA DELLA LOGGIA
MASCHIO ANGIOINO, Napoli

c o n f e r e n z a s t a m p a

delle Associazioni Ambientaliste:
AMICI DELLA TERRA, LEGAMBIENTE,LIPU, ITALIA NOSTRA, VAS, WWF

LE AREE PROTETTE CAMPANE:
STALLO E OPPORTUNITÀ DI SVILUPPO A RISCHIO
PER 1.500.000 ABITANTI DELLA CAMPANIA


Parchi e riserve naturali rischiano di esistere solo su carta

Subito il completamento degli organi di gestione, pena la perdita di milioni di euro di fondi europei
Allo stato attuale, le aree protette regionali non esercitano un attivo ruolo: non fanno conservazione e non propongono e determinano sviluppo. Spesso sono viste negativamente dalle popolazioni locali o sono del tutto inavvertite.

Una situazione di stallo malgrado siano passati ben tredici anni dall’istituzione di parchi e riserve regionali in Campania.
Infatti:
- nel 1993 viene varata la legge regionale n.33 che istituisce le aree protette in Campania
- ma solo, nel 2002 e nel 2003, dopo alterne vicende, sono stati emanati i decreti definitivi per l’istituzione di parchi e riserve regionali
- solo nel 2005 sono arrivate le nomine dei Presidenti
- allo stato attuale ancora si sta aspettando la nomina dei direttori e degli consigli direttivi.

Di fatto Parchi e Riserve per poter funzionare, per accedere ai nuovi fondi europei 2007/2013, per promuovere conservazione e sviluppo sostenibile necessitano obbligatoriamente di direttori, personale e consigli direttivi.

Le Associazioni Ambientaliste dunque chiedono:

la sollecita istituzione dei consigli direttivi, l’espletamento del concorso per i direttori e la individuazione del personale (senza questi organi le aree protette regionali esistono solo sulla carta). Parimenti si chiede che contemporaneamente riprenda ad operare il Comitato Consultivo Regionale per le aree protette.

20.7.06

Festambiente 2006

Quest'anno siamo alla XVIII edizione: il festival di Legambiente è diventato maggiorenne...e per festeggiare questo evento un ricchissimo programma: concerti, dibattiti, rassegne e degustazioni di prodotti tipici, laboratori scientifici e gastronomici, la città dei bambini, teatro per ragazzi, artisti di strada, cinema, escursioni, giochi sulla spiaggia, conferenze, incontri a tema, e tanta musica.
Programma Spettacoli:
venerdì 4 agosto PFM Premiata Forneria Marconi
sabato 5 agosto Stadio
domenica 6 agosto Edoardo Bennato & Alex Britti
lunedì 7 agosto Stefano Bollani “i Visionari”
martedì 8 agosto Carmen Consoli unplugged
mercoledì 9 agosto Francesco De Gregori
giovedì 10 agosto Paolo Belli & Big Bandvenerdì
11 agosto MAU MAUsabato
12 agosto Max Gazzé & La Camera Migliore
domenica 13 agosto Roy Paci & Aretuskalunedì
14 agosto Teo Teocoli Show in ‘Non ero in palinsesto’
martedì 15 agosto Africa Unite

Per maggiori informazioni circa il programma telefonare a: Circolo Festambiente Rispescia (GR) consultare il sito www.festambiente.it

Per informazioni riguardo la possibilità di pernottamento nei pressi di Festambiente rivolgersi a APT di Grosseto 0564 462611

Ue: chi inquina paga

Con 439 voti favorevoli, 74 contrari e 102 astensioni il Parlamento Europeo ha approvato il principio per cui "chi inquina paga" riferito al trasporto aereo. Un pacchetto di misure che internalizzano i costi ambientali del settore, con particolare riferimento ad una tassa sul kerosene e alla rimozione ventuale degli incentivi fiscali al settore. Un percorso che vedrà anche l'introduzione di biocarburanti, il finanziamento della ricerca e dello sviluppo di carburanti e di tecnologie alternativi e la minimizzazione della concorrenza sleale tra il settore aereo ed altre modalità di trasporto in seno all'Ue.

Il turismo fa bene alle comunità locali che vivono nei territori ricchi di biodiversità

E' positivo il quadro che emerge dal Secondo rapporto dell’Osservatorio Turismo & Natura istituito da WWF, Legacoop Turismo, AIGAE e FederCultura Turismo Sport/Confcooperative, incentrato sulla sostenibilità ambientale, sociale ed economica del turismo in aree ad alto valore naturalistico. L’Osservatorio ha lo scopo di monitorare, con indagini semestrali, gli andamenti della domanda di turismo naturalistico sul piano qualitativo e quantitativo, i cambiamenti e le novità sul versante dell’offerta, le indicazioni sull’impatto ambientale prodotto dal turismo. Nell’indagine sono state coinvolte 238 cooperative/società/associazioni legate alle quattro organizzazioni che potevano fornire anche più di una risposta alla stessa domanda. Decisamente significative le risposte relative alla ricaduta delle attività di turismo naturalistico sul territorio e sulla estesa rete di collaboratori che le imprese attivano grazie alla proprie attività. Il 41,67% delle imprese intervistate dichiara di avere più di 10 realtà economiche collegate per le proprie attività (l’85% di queste sono rappresentate da altri operatori del turismo, il 58% da associazioni culturali e il 53,33% da società di servizi). Complessivamente il 50% degli operatori dichiara che il 100% degli addetti fissi dell’impresa appartengono alle comunità locali delle aree in cui si svolgono le attività. Per il 60% degli intervistati la comunità locale ha una considerazione positiva delle attività di Turismo e natura, e il 51,67% dichiara che non ci sono mai stati conflitti legati alla presenza di turisti sul territorio (causati per il 30% degli intervistati dalla presenza invadente di escursionisti e nel 10% dei casi da campeggiatori abusivi). Diversi i vantaggi per il territorio dalle attività di turismo, che ha contribuito al suo miglioramento estetico (45%) al recupero del centro storico (41,67%), al miglioramento degli esercizi commerciali (40%), senza portare (61,67% delle risposte) a un aumento dei prezzi e del costo della vita per la comunità locale. Infine il turismo ha sviluppato il senso di appartenenza del territorio (43,33%), all’identificazione della comunità locale con l’area di interesse naturalistico (43,33%), e addirittura, nel 35% dei casi al cambiamento d’opinione in chi era contrario all’istituzione di un area protetta. In questi ultimi 5 anni, dichiarano gli operatori, la sensibilità dei turisti nei confronti dell’ambiente è aumentata, in particolare, nel rispetto degli elementi naturali (58,33%) e nell’attenzione alla raccolta differenziata (40%), mentre risulta decisamente aumentata complessivamente per quasi il 27% degli intervistati. Le “bestie nere” dell’ambiente, ossia gli impatti provocati dai turisti nelle are verdi sono i rifiuti (67%), i danni a sentieri provocati da cavalli, mountain bike, moto fuori strada, passaggi fuori sentiero rappresentano il 46,67%; altre criticità provengono da traffico e mobilità (41,67%) e dall’ asportazione e danneggiamento di elementi naturali (40%). I gestori delle aree protette potrebbero però fare la loro parte per contenere questi guai, redigendo dei piani di capacità di carico turistico (63,33%), riqualificando i sentieri più battuti (45%) e chiudendo le strade secondarie al traffico motorizzato (48,33%). Nel 70% dei casi non esiste all’interno dell’impresa una certificazione o una carta di qualità che contiene riferimenti specifici di attenzione alla sostenibilità ambientale, mentre ben il 55% degli intervistati è ignaro che il Ministero dell’Ambiente ha definito per le attività turistiche nei parchi un marchio di qualità. Secondo il 61,67% delle imprese coinvolte nell’inchiesta, i turisti potrebbero pagare un ticket di ingresso di 1-3 euro per accedere a un’area protetta, purchè il ricavato venga investito a beneficio del parco stesso

Parlamento Ue riconosce il commercio equo

E' stata approvata a grande maggioranza all'Europarlamento di Strasburgo la relazione sul commercio equo e solidale recentemente discussa alla Commissione Sviluppo dell'Unione Europea, alla quale hanno diffusamente partecipato le reti internazionali del commercio equo. Una risoluzione importante, che permette di porre nuovamente al centro della discussione politica della Commissione la necessità di una revisione nei termini di maggiore equità e giustizia le dinamiche del commercio internazionale a partire da un settore in netta espansione. Si tratta di un importante primo riconoscimento europeo per il settore.

"No al vino di Pinocchio"

Trucioli di legno, invece dell’affinamento in barrique, per dare profumo e corpo al vino. Una barbarie enologica, una “taroccata” sprezzante delle tradizioni e della qualità che tuttavia rischia di trovare la via della legalità grazie al provvedimento dell’Unione Europea che ammette l’uso di trucioli di legno per l’invecchiamento artificiale dei vini italiani ed europei al posto del tradizionale passaggio nelle piccole botti di rovere, le barrique appunto. Per contrastare questo provvedimento si rafforza la mobilitazione per tutelare il vino italiano: Città del Vino, Coldiretti e Legambiente scendono di nuovo in campo e con loro Ermete Realacci, deputato dell’Ulivo e presidente dell’VIII Commissione alla Camera, che in questi giorni ha presentato una mozione, sottoscritta da parlamentari di maggioranza e opposizione, per chiedere al Governo un impegno contro la normativa dell’Unione Europea sull’uso dei trucioli e per tutelare il vino italiano di qualità.
La mozione è stata presentata, nel corso di una conferenza stampa presso la Sala stampa della Camera dei Deputati, alla quale hanno preso parte Ermete Realacci, deputato dell’Ulivo e presidente dell’VIII Commissione alla Camere (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici), Roberto Della Seta, presidente di Legambiente, Stefano Masini, Responsabile Ambiente e Consumi di Coldiretti, Floriano Zambon, Presidente di Citta del Vino.
Nella mozione, che vede tra i firmatari anche gli On. Franceschini, Lion, Alemanno, Tabacci, Cacciari, Stradella, Sereni, Saglia, Orlando, Bianco, Stramaccioni, Mariani, Bressa, Soro, Oliverio, Fundarò, si chiede al governo un impegno specifico per intervenire presso tutte le sedi comunitarie affinché vengano privilegiate la qualità e le tipicità del vino italiano e tutelato il lavoro dei produttori vinicoli, scongiurando l’introduzione di sistemi produttivi che abbiano come obiettivo il livellamento dei gusti verso il basso; per definire, con una apposita normativa nazionale, regole e restrizioni nell’utilizzo della pratica in oggetto, in relazione alle varie categorie vinicole, assicurando il diritto dei consumatori a non essere ingannati attraverso l’adozione di chiare modalità di etichettatura; a precisare l’esclusione della pratica enologica dei trucioli di legno per i vini classificati Doc, Docg e Igt.
Il settore vinicolo. Qualche dato.Il settore vitivinicolo coinvolge in Italia circa 700.00 persone che ruotano attorno alla filiera produttiva; tra questi circa 560.000 sono impegnati tra vigneti e cantine, e i restanti 140.000 nella trasformazione e distribuzione. Dei circa 670.00 ettari di Vigneto Italia, solo 250.000 sono stati più o meno recentemente rinnovati; si suppone che la maggioranza di questi vigneti faccia parte di Denominazioni di origine; restano da rinnovare circa 400.000 ettari per un valore complessivo di 20 miliardi di euro, tenendo conto di un valore medio dei terreni di 50.000 euro ad ettaro.Il settore partecipa al sistema economico italiano per una quota di circa 20 miliardi di euro, di cui circa 9 miliardi sono imputabili al vino, mentre per l’indotto si stimano più di 2 miliardi di euro; volendo fare una ulteriore ripartizione di quest’ultimo dato, si possono quantificare circa 650 milioni di euro spesi per l’energia, 600 per le bottiglie, 100 milioni per i tappi, 160 milioni per le etichette e 240 milioni per il packaging (fonte: Ministero per le Attività Produttive).
A questi, vanno aggiunti anche i dati relativi al turismo del vino che ha riscontrato un sensibile incremento nel corso degli ultimi anni, sia in termini di giro d’affari (pari a circa 2,5 miliardi di euro), sia per il coinvolgimento di un’ampia fascia di turisti (circa 4 milioni di enoturisti), con un tasso di crescita stimato del 6%. (fonte: Osservatorio Turismo del Vino – Censis Servizi-Associazione nazionale Città del Vino). Inoltre, il turismo enogatronomico può avvalersi di ben 136 Strade del Vino e dei Sapori, non tutte ancora adeguatamente strutturate come strumenti di offerta turistica integrata, ma sicuramente testimoni di un fermento organizzativo in questo settore che può soltanto migliorare. Nel corso degli ultimi venti anni molte cose nel mondo del vino italiano sono cambiate. Proprio venti anni fa lo scandalo del metanolo (che provocò vittime e danni permanenti alle persone) segnò come una linea di confine tra vecchio e nuovo modo di “fare” vino, e la qualità è diventato il punto di riferimento costante. Una qualità che, partendo dal presupposto che il buon vino si fa nella vigna, ha contribuito allo sviluppo socio economico dei territori rurali, come testimoniano alcuni fattori:· la crescita del valore dei terreni vitati, l’incremento delle attività socio economiche legate al turismo enogastronomico (agriturismo, ristorazione tipica, bed & breackfast, ecc.);· l’accresciuto valore simbolico del patrimonio collettivo di un territorio, costituito dalle produzioni vitivinicole, artigianali, agro alimentari, dalla cultura, dal paesaggio, dalla bellezza dei borghi antichi, delle opere d’arte;· il riconoscimento sempre più marcato del valore ambientale dei vigneti come elemento di difesa dai rischi idrogeologici, dalla desertificazione, dagli incendi;· infine, la possibilità di utilizzo dei residui vegetali, dei sottoprodotti o dei prodotti di distillazione per il risparmio energetico o la produzione di bioetanolo.In pratica, possono essere creati, dei sistemi territoriali intorno al vino che sintetizzano e racchiudono varie forme di offerta: turistica, culturale, produttiva, di sostenibilità ambientale e di risparmio energetico.Rispetto a vent’anni fa produciamo meno vino (-37,4%), ma il prodotto vale di molto di più. Il fatturato è triplicato dal 1986 (+260%), come il valore dell’export (+250%). Il numero dei vini doc, docg e igt è raddoppiato: dalle 228 denominazioni del 1986 alle 450 del 2005; il loro peso nella produzione complessiva è più che quintuplicato, passando dal 10 al 58%. Intanto è fortemente diminuito anche l’impiego della chimica, a vantaggio della salute dei consumatori: dalle 44.680 tonnellate di agrofarmaci usati nel 1986 si è passati a poco più di 14.000, ben il 68% in meno! Diminuiti anche i consumi di acqua destinata all’irrigazione dei vigneti.L’Italia è il primo esportatore mondiale di vino in valore, con il 25% del fatturato globale. L’Italia è il primo esportatori in Usa, con 2 milioni di ettolitri. Dal 2001 al 2004 il valore del vino esportato negli Stati Uniti è cresciuto molto in fretta (+21%) delle quantità esportate (+17%). Bene anche sul mercato britannico: dal 2001 al 2004 +25%, con un aumento del valore del 27% pari a 311 milioni di euro. In crescita anche il mercato canadese e le esportazioni in Spagna, Russia (+139,4% in quantità e +177,6% in valore), Australia, Nuova Zelanda, e nel corso degli ultimi due anni in Cina (+97,8% in quantità e +115,4% in valore) (fonte: Città del Vino, Coldiretti, Fondazione Symbola).

15.7.06

Il Ramo d'Oro
Via Risorgimento n° 108
Bacoli (Na)
sabato 22 luglio 2006
TRENTADUE ANTE
performance live per blues, poesia e degustazione


Le Trentadue Ante nascono da sedici poesie di Eugenio Lucrezi ispirate ad altrettanti disegni di Carla Viparelli, messe in musica dalla band. Il concerto compre
nde alcune di questi componimenti, oltre a brani originali della band e alcuni standard blues. Un concerto blues dal cuore poeta.Blues mood, blues spleen, blues come come attitudine di fondo comune a vari linguaggi artistici.Blues come suono della terra, del vento, del tufo cavo delle grotte flegree.La suggestiva cornice naturale del Ramodoro di Bacoli rimescola i reciproci affacci e ridona un'atmosfera complessiva di grande intensità.

con
SERPENTENERO
Eugenio Lucrezi basso, testi
Geremia Tierno batteria
Alfredo Vitelli chitarra, voce
e con
Carla Viparelli voce
Per informazioni e prenotazioni ramodoro@tin.it Tel . 081 /8545351 Cell. 338/4272096 e 335/1561701

10.7.06

Quando vinceremo i campionati di civiltà?

Era nell'aria, ce l'aspettavamo, insieme ad altri abbiamo scritto appelli e inviti a "festeggiare con civiltà e gioia".
Invece teppisti e incoscienti non curanti degli appelli e degli inviti hanno lasciato il segno, senza differenza di città o regione dal nord al sud della Penisola.
In liguria un morto annegato; a Milano incidenti stradali e un motociclista schiantatosi contro un'auto a 20 minuti dal termine della partita; a Roma teppisti lanciano bombe carta e la polizia carica Campo dei Fiori; a Potenza una ragazza di 19 anni è morta in un incidente stradale mentre tornava a casa dopo i festeggemanti; a Napoli incidenti stradali, vetrine rotte in Via Roma e in un quartiere periferico la camorra approfitta del caos e uccide ancora per "regolare i suoi conti".

Insomma, abbiamo vinto per la IV volta i campionati del mondo di calcio.
Quando vinceremo i campionati di civiltà?

9.7.06

Volontariato: il popolo dell'antimafia non va in vacanza

Circa 1000 ragazzi di tutta Italia quest’estate partecipano ai campi di lavoro sui terreni confiscati alle mafie
Circa 1000 ragazzi provenienti da tutt’Italia, cinque cooperative impegnate, cinque regioni interessate, dal Piemonte alla Puglia, dalla Calabria alla Campania per finire alla Sicilia, sette associazioni coinvolte.
Sono i numeri del popolo dell’antimafia civile impegnato quest’estate nei campi della legalità, volontariato all’insegna della lotta alle mafie sui terreni confiscati. Campi di lavoro promossi da Libera, Legambiente, Arci, Agesci, Azione Cattolica, CNCA, Sci. Da Corleone a Mesagne, da Gioia Tauro a Oppido Mamertina, da Castelvetrano a Torino giovani provenienti anche dall’estero saranno accomunati da un modo diverso di fare le vacanze e si ritroveranno nell’estate 2006 a lavorare sui terreni confiscati ai boss della criminalità organizzata, un tempo simbolo di violenza e sopraffazione.
L'obiettivo principale è diffondere una cultura fondata sulla legalità e sul senso civico che possa efficacemente contrapporsi alla cultura del privilegio e del ricatto che contraddistingue i fenomeni mafiosi nel nostro Paese dimostrando che, anche in quei luoghi dove la mafia ha spadroneggiato, è possibile ricostruire una realtà sociale ed economica fondata sulla legalità e sul rispetto della persona umana e dell'ambiente.
Sui quei terreni ora lavorano cooperative agricole e sociali che hanno ridato vita e produttività a queste terre, riconquistato territori e risorse che con la violenza e l'arroganza erano state tolte alla collettività, riconsegnandole così alla società civile. I campi, oltre ai lavori nei terreni insieme agli operatori delle cooperative, prevedono sessioni di studio e informazione sulle tematiche della lotta antimafia. Conosceranno le esperienze di chi quotidianamente con coraggio ed impegno lavorano per affermare i valori della legalità e della giustizia.
Il popolo dell’antimafia si alzerà alle prime ore del giorno per aiutare i ragazzi delle cooperative e delle associazioni a seminare, piantare e raccogliere i frutti di un lavoro duro ma fondamentale per rispondere concretamente alla sopraffazione criminale. Inoltre i volontari avranno la possibilità di partecipare alla “48 ore non-stop per lo sviluppo e la legalità”, un evento che fa memoria (attraverso dibattiti, iniziative ludico-sportive, turistiche e culturali) nel ricordo del giudice Borsellino e dei ragazzi della scorta nella strage di Via D’Amelio che si svolgerà dal 15 al 17 luglio nei comuni del Consorzio Sviluppo e Legalità, come Corleone, Piana degli Albanesi, Monreale, S.Giuseppe Jato.''Quelle in cui lavoreranno i giovani dei campi di volontariato –ha commentato don Luigi Ciotti, presidente di Libera- sono terre restituite alla legalità, alla solidarietà. La mafia ne aveva fatto oggetto di potere, di violenza. Oggi questi terreni confiscati alle mafie, in Calabria, in Sicilia, in Puglia, in Campania sono tornati ad essere un bene della collettività. I terreni dei campi della legalità promossi da tante associazioni sono stati liberati. E nel nostro Paese c'è davvero bisogno di liberare la legalità, la giustizia, la stessa libertà, troppo spesso ostaggio di interessi criminali''

8.7.06

Mondiali di Calcio

Napoli - Tifare per la squadra di calcio del proprio Paese deve necessariamente coincidere con l'amare la propria città e la propria terra. Per questo motivo invito cittadini, sportivi e tifosi a "Voler Bene l'Italia"; ad organizzare preparativi e festeggiamenti senza imbrattare e deturpare monumenti e palazzi con scritte, bombolette spray e quant'altro li possano danneggiare; a rispettare le regole del codice della strada; a festeggiare con gioia e con civiltà la vittoria ai campionati del mondo di calcio del nostro amato Paese: L'Italia.

6.7.06

Legambiente - Città: presentato a Roma Ecosistema Urbano Europa

05/07/2006 11:30 - L'indagine di Legambiente sulle performances ambientali delle metropoli dell'Ue a 25

C’è Helsinki da sola, lassù, la più sostenibile tra le metropoli europee. Precede nettamente grandi città come Berlino e Barcellona - che pure ottengono un giudizio positivo – e medie città come Goteborg, Dresda o Copenaghen. Gli altri centri urbani europei invece arrancano, sono assediati dallo smog o congestionati dal traffico, hanno poco verde o poca qualità urbana, poca raccolta differenziata e tanta spazzatura, non conoscono le isole pedonali o hanno pochissime piste ciclabili. Vienna a Stoccolma sono a un passo dalla sufficienza piena, mentre Madrid e Parigi, Londra e Bruxelles sono davvero lontane dalla sostenibilità. Le italiane, poi, escono davvero male dal confronto europeo. Milano e Napoli malissimo.

A tracciare questo identikit ambientale delle città europee con più di mezzo milione di abitanti è la ricerca Ecosistema Urbano Europa realizzata da Legambiente e dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, con il contributo di Dexia Crediop. E’ la prima ricerca di benchmarking ambientale fatta all’interno della Ue (anzi addirittura è la prima a livello mondiale) su un campione di città così elevato e su un ampio spettro di parametri, con dati tutti originali. Ecosistema Urbano Europa è stato presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa, da Roberto Della Seta (presidente nazionale Legambiente), Mauro Cicchiné (presidente Dexia Crediop), Maria Berrini e Lorenzo Bono (Ambiente Italia).

In questo primo report sono state prese in esame 26 città della Ue a 25, che hanno collaborato con Legambiente e Ambiente Italia alla redazione del rapporto fornendo le cifre relative ai diversi indicatori esaminati: l’inquinamento atmosferico (con le concentrazioni di biossido di azoto, polveri sottili e ozono), la depurazione delle acque reflue, i consumi idrici, le aree verdi e quelle pedonalizzate, l’uso del trasporto pubblico e la densità delle linee urbane su ferro, la gestione dei rifiuti e quella energetica (con un focus su impianti solari e teleriscaldamento) e, infine, le politiche ambientali dell’amministrazione (dagli acquisti verdi alla progettualità sostenibile). In tutto 20 indicatori che hanno consentito a Legambiente di stilare – partendo dai dati analitici di Ambiente Italia – una vera e propria classifica delle eco-performance dei 20 centri urbani con popolazione superiore al mezzo milione di abitanti. Il livello di copertura di questo primo Ecosistema Urbano Europa risulta nel complesso più che soddisfacente. I centri considerati – 9 del



nord, 8 dell’Europa centrale, 7 del sud e 2 dell’est – appartengono a 13 diverse nazioni. Naturalmente c’è l’intenzione di estendere, già a partire dal prossimo anno, la ricerca ad altre capitali europee – Atene, Amsterdam, Budapest, Lisbona e Varsavia prime fra tutte – oggi assenti per la scarsa disponibilità di informazioni. Almeno la metà delle aree urbane considerate conta più di un milione di abitanti, 5 di queste superano i due milioni.

Il giudizio migliore lo strappa dunque la capitale finlandese, forte di ottime prestazioni in tutti i parametri analizzati: 98 abitanti su cento sono ad esempio allacciati al teleriscaldamento, il sistema che sfrutta il calore prodotto da impianti industriali o incenerimento dei rifiuti per riscaldare le abitazioni. Nonostante una quota di spazzatura finisca per l’appunto incenerita c’è una ottima percentuale di raccolta differenziata, prossima al 50%. Le piste ciclabili sono capillari (si conta un chilometro di strada riservata alle bici ogni cinque abitanti), l’area urbana è piena di verde (134mq per abitante), la depurazione al top (100%), lo smog non assente ma nemmeno asfissiante. La capitale finlandese prende dunque un 8 nella pagella Legambiente.

Se Helsinki è la città sicuramente più sostenibile, sono buoni anche i giudizi di Berlino (73% il giudizio), Goteborg e Dresda (71%). La capitale tedesca raggiunge ad esempio un record nella quantità di Kw di energia solare installati su edifici pubblici (21.200), Goteborg ha i valori di biossido di azoto e polveri sottili più bassi d’Europa (c’entrano forse qualcosa anche l’area pedonale più estesa del Continente e il record per il verde pubblico con 181 mq per abitante), mentre il capoluogo della Sassonia ha la miglior raccolta differenziata (54%) e un risparmio idrico spinto (ogni abitante consuma meno di 100 litri di acqua al giorno!). Barcellona e Copenaghen, entrambe più che sufficienti (67%), puntano molto sull’energia pulita (la prima) e sul teleriscaldamento (la seconda). E qui però finisce il quadro di quelle che hanno superato l’esame e iniziano invece le bocciature, molto più numerose delle promozioni.

Al limite della sufficienza sono Vienna (59%) – che ha valori discreti in diversi parametri ma un elevato inquinamento atmosferico – e Stoccolma (53%), una delle città più verdi d’Europa ma anche una delle città con la maggiore produzione di rifiuti. Poi a scendere incontriamo le metropoli più in affanno: Madrid (50%), Parigi e Saragozza (44%), Anversa (40%). Le tre italiane inserite da Legambiente nello studio compaiono tutte nel gruppo delle otto peggiori (Roma è quintultima col 29%). Milano e Napoli sono addirittura penultima e ultima (25% e 21%). Il capoluogo partenopeo offre isole pedonali virtuali, zero piste ciclabili, un trasporto pubblico scadente, una abbondante produzione di rifiuti aggravata dall’assenza di una seria raccolta differenziata (solo il 5%). Mentre Milano eccelle per lo smog: ha i valori più alti in Europa per le polveri sottili, è seconda solo a Parigi per i livelli di ozono. Anche Roma esce male dal confronto con le colleghe europee (vedi soprattutto le voci smog e rifiuti), ma almeno tiene botta nei parametri del trasporto pubblico e in quello dell’energia solare.

Al di là della classifica, la lettura dei dati di Ecosistema Urbano Europa offre la possibilità di fare due diversi ragionamenti: il primo sulla qualità ambientale in generale delle metropoli dell’Unione, il secondo sulla distanza tra le città italiane e alcune esperienze continentali particolarmente positive. Dallo sguardo d’insieme emerge che uno degli elementi comuni di criticità è relativo alla qualità dell’aria. Solo in alcune aree urbane del campione – come Helsinki, Goteborg o Heidelberg – i valori dello smog sono conformi ai limiti di legge. Nei ¾ delle città considerate le polveri sottili sono fuorilegge e c’è almeno un’area del centro urbano dove il biossido di azoto supera i valori massimi consentiti. La depurazione delle acque (media europea 92%) copre ormai la quasi totalità degli abitanti dell’Unione, eccezion fatta per Bruxelles e Nicosia. Anche la raccolta differenziata (26% in media) è assai diffusa, ma con differenze notevoli: le città scandinave e del centro Europa hanno tassi di recupero che oscillano tra il 35% e il 60%, le città mediterranee, dell’est e della Gran Bretagna si collocano quasi stabilmente sotto il 20%.

Altro problema dell’Unione è la mobilità. Nella gran parte delle aree urbane il trasporto pubblico intercetta un numero considerevole di passeggeri (con alcuni picchi, come a Praga), mentre l’estensione di linee veloci di trasporto collettivo (metro, treni urbani e tram) è molto diversificata. Londra, Madrid, Parigi, Berlino e Barcellona si spostano più di tutte su ferro

Amplissimo, invece, il divario nella mobilità ciclopedonale. C’è una Europa, quella del nord in particolare, dove ci si sposta in bicicletta per andare al lavoro o a scuola e c’è un’altra Europa dove si pedala solo per svago. Una buona dotazione pro capite di piste ciclabili la troviamo a Helsinki, Stoccolma e Copenaghen. Italia: non pervenuta. Sempre al nord troviamo tanto verde urbano e, spesso, una continuità tra aree urbanizzate e boschi circostanti, che da sempre sono considerati alla stregua di veri e propri parchi pubblici, facilmente accessibili dalla popolazione. Gli abitanti di Goteborg, Helsinki e Stoccolma hanno a disposizione almeno 100 metri quadri di aree verdi a testa. Un ragionamento simile vale anche per Praga. Ma anche senza raggiungere livelli così elevati, città come Bristol con oltre 30 mq/ab mostrano una disponibilità di verde pubblico che è tre volte superiore a quella di Parigi e Milano e addirittura dieci volte quella di Riga e Napoli.

Scendendo dalla bicicletta, a piedi ci si sposta meglio a Barcellona. Senza raggiungere i picchi di alcune città scandinave (dove le aree pedonalizzate - inclusi i percorsi ciclo-pedonali - sono superiori al metro quadro per abitante) nella capitale catalana c’è una superficie pedonalizzata ormai pari a circa 400 mq ogni 1.000 abitanti, mentre una città come Milano ha valori inferiori a 100 mq ogni 1.000 abitanti. Sul fronte delle politiche energetiche e della lotta al cambiamento climatico, le città cominciano a diventare protagoniste. Quasi il 50% dei comuni partecipanti ha definito piani o obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2. Uno dei segni più tangibili dell'impegno energetico delle città sono le politiche di supporto allo sviluppo delle fonti rinnovabili e all'efficienza energetica, che in alcune amministrazioni si sono tradotte anche in standard e prescrizioni dei regolamenti edilizi (tra queste Barcellona e Roma). La dotazione di impianti solari per la produzione di energia termica e fotovoltaica negli edifici pubblici ha raggiunto dimensioni ragguardevoli soprattutto in due grandi città dell’Europa centrale come Berlino e Vienna, capitali di Paesi dove questo tipo di tecnologia è storicamente all’avanguardia. Tra le altre amministrazioni che superano i 1.000 kW di potenza installata, oltre ad Heidelberg e Parigi, si segnalano anche due città mediterranee come Barcellona e Roma che hanno ormai una diffusione apprezzabile di impianti solari e possono cominciare a confrontarsi con le migliori esperienze europee.

Tornando a uno sguardo d’insieme sull’Unione Europea è la penisola scandinava che strappa il maggior numero di primati di settore. Mentre addirittura nella metà dei parametri quantitativi di Ecosistema Urbano Europa sono Milano e Napoli a offrire le performance peggiori: è il caso dell’inquinamento da Pm10, dei consumi idrici, del verde urbano, delle aree pedonali e delle piste ciclabili, dei rifiuti e della raccolta differenziata. Relativamente alla gestione della spazzatura va anzi messo in evidenza un dato paradossale: Napoli è la città europea che produce più pattume e insieme la città europea che fa meno raccolta differenziata. E le continue emergenze rifiuti nella metropoli partenopea sono lì a ricordarci quanto la gestione di questo settore sia in ritardo.

In generale l’Italia esce dalla ricerca con le ossa rotte. Napoli è ultima, Milano penultima, Roma quintultima. Non sono solo le posizioni in classifica a evidenziare il ritardo del Belpaese. Spessissimo, nei parametri esaminati, Roma, Milano e Napoli inoltre hanno prestazioni di gran lunga peggiori non solo rispetto alle prime della classe, ma anche rispetto alla media europea. E’ il caso dello smog, dei rifiuti, del verde urbano e della depurazione. Napoli ad esempio è la peggiore di tutte nel parametro del verde urbano: 2 striminziti mq di parchi e giardini per abitante contro i 181 mq di Goteborg. I milanesi hanno a disposizione spazi pedonalizzati 80 volte più piccoli di quelli di Goteborg. Napoli non ha piste ciclabili, mentre nella gelida Helsinki ci sono 193 metri riservati ai ciclisti ogni 100 abitanti. Le nostre metropoli abbondano invece in smog. Roma e Milano si salvano solo in un paio di parametri: entrambe hanno buoni valori nel trasporto pubblico, Milano ha una discreta raccolta differenziata (29%, ma ormai da un po’ la città non investe più in questo settore), Roma ha fatto un davvero ottimo investimento nel solare sugli edifici pubblici. Segnali che fanno ben sperare, ma che per ora ci relegano in coda all’Europa.

4.7.06

TURISMO: TORNANO I TEDESCHI, CI AMANO I CINESI

Roma, 14:31

Il Belpaese torna ad attrarre i turisti. Dopo essere stato dimenticato o quasi per lunghi periodi, il sereno sembra spendere di nuovo: tornano i tedeschi, arrivano cinesi e indiani, si continuano a ricordare di noi in massa i giapponesi, raddoppiano letteralmente gli australiani. E gli italiani? Tornano a "giocare in casa" preferendo le spiagge nostrane e magari gli agriturismi dei piccoli borghi al lungo viaggio in terre lontane che i piu' adulti lasciano volentieri agli avventurosi teen-ager. I nostri connazionali nel 46% dei casi trascorreranno entro i confini domestici le nostre vacanze. E' la fotografia che scattano insieme la fondazione "Symbola" per le qualita' italiane e l'Osservatorio Bitlab "Essere e apparire" sul turismo in Italia. Che cosa ha funzionato? E' presto detto: citta' d'arte, buona cucina, bellezze naturali, il solito mix imbattibile, insomma, piu' qualcosa che oggi, secondo gli esperti del settore, fa dell'Italia il piu' straordinario generatore di emozioni positive al mondo: un'offerta di bellezza che va dalle grandi citta' ai piccoli borghi, che premia le produzioni artigianali tradizionali con una esuberanza finalmente nuova.

2.7.06

E' vero turismo responsabile?

Mbè possiamo essere contenti che stiamo incominciando a contaminare piccoli e grandi operatori del turismo. Dovremmo stare attenti a non inflazionare il concetto di turismo responsabile.
Intanto questa è una notizia da conoscere ed approfondire...basta devolvere un pò di soldi a cause giuste per definire il turismo responsabile?

Leading Hotels, impegno nel turismo responsabile
In termini di salvaguardia dell'ambiente, sostegno ai tesori culturali, supporto alle comunità locali

Tra i Leading Hotels che si distinguono per il loro impegno a favore di un turismo responsabile ci sono hotel impegnati in ambito ambientale, strutture coinvolte in programmi educativi a supporto delle comunità locali o ancora alberghi che sostengono le forme artistiche e culturali del luogo. Ecco alcuni esempi di come alcune strutture Leading hanno individuato una via efficace per schierarsi a favore di un turismo responsabile. Ad esempio tra quelli impegnati sul fronte Natura e Ambiente si cita il Chateau de la Messardière a Saint Tropez, che collabora con la "Lega per la protezione degli uccelli" o LPO. L'albergo, in qualità di "Refuge LPO", si impegna a tutelare il suo parco vietando la caccia, assicurando una presenza costante di acqua e nidi per gli uccelli e garantendo il non utilizzo di pesticidi. Nei giardini del Chateau de la Messardière verranno inoltre esposte 10 singolari "case" per gli uccelli disegnate da architetti e designer di fama internazionale. Il Dusit Laguna Resort a Phuket in Tailandia, in collaborazione con enti locali, è un sostenitore del progetto volto alla tutela delle tartarughe marine attraverso programmi educativi e iniziative culturali.
Sul fronte cultura, beneficenza, comunità locale ad esempio l'hotel King David a Gerusalemme è un attivo sostenitore dell'organizzazione "Elem" che supporta le famiglie in difficoltà. L'hotel favorisce l'impiego di giovani fra i 16 e i 18 anni e, attraverso istituzioni di beneficenza locali, fornisce quotidianamente pasti ai più poveri e ai bambini ammalati di cancro. L'hotel è inoltre costantemente impegnato in ambito ecologico promovendo il riciclo della carta e del vetro.
Il Grand Hotel Europe a San Pietroburgo propone ai suoi clienti vip card che consentono molti vantaggi nell'utilizzo dei servizi alberghieri. Una percentuale dei ricavi generati da questi acquisti vengono devoluti in beneficenza a favore degli ospedali per orfani. L'albergo collabora inoltre con alcune istituzioni culturali e benefiche locali nell'organizzare gala di beneficenza per raccogliere fondi a favore dei bambini e degli orfani. Il Grand Hotel Europe sta studiando anche un programma di formazione per gli orfani, cercando di facilitarne il futuro ingresso nel mondo del lavoro.

Le pedonalizzazion negli ultimi 30 anni hanno valorizzato Napoli

Napoli, assieme ad altre 2 località in Italia è stata recentemente scelta dal New York Times come meta turistica mondiale.  Il futuro della ...