1.5.06

Dure accuse delle associazioni ambientaliste dopo la frana di Ischia

«Questa tragedia non è colpa del destino»
Il Wwf: «E' l'effetto delle politiche mirate solo al profitto». Legambiente: «Il 40% dei comuni campani non fa manutenzione»


CORRIERE DELLA SERA
La frana a Ischia (Ap)ROMA - «Inerzie di decenni, anni in cui abbiamo abusato del territorio», ha detto il capo della protezione civile Guido Bertolaso dopo la tragedia di Ischia. Ma le parole più dure dopo lo smottamento nella frazione Pilastri sull'isola di fronte a Napoli, costato ala vita a quattro persone, sono arrivate dalle associazioni ambientaliste. «L’ennesimo episodio di dissesto idrogeologico registrato a Ischia - ha detto Gaetano Benedetto, segretario generale aggiunto del Wwf - dimostra ancora una volta come si debba cominciare una seria riflessione sulle condizioni del nostro territorio, reso troppo fragile e insicuro da condoni, politiche mirate unicamente al profitto, azioni emergenziali, leggi che considerano gli studi preliminari come perdite di tempo».
LEGAMBIENTE: «IL 40% DEI COMUNI NON FA MANUTENZIONE» - «Non siamo davanti al destino cinico e baro» secondo Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania. «Tra i comuni dalla Campania - denuncia Legambiente- a rischio frane e alluvioni, tutti hanno abitazioni in aree a rischio e due su tre contano addirittura in queste fabbricati industriali. Nonostante una situazione così preoccupante ancora oltre il 40% dei comuni non svolge una manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua e non realizza delocalizzazioni delle strutture e opere di messa in sicurezza dei corsi d'acqua e dei versanti. «È risaputo - ha aggiunto - che nella nostra regione spesso la responsabilità dei disagi, dei danni, della melma e del fango che mettono a repentaglio vite umane e mettono a rischio case e strade, va ricercato anche in altro: nella mancata politica di prevenzione e monitoraggio del territorio, nel dissesto idrogeologico, nella devastazione selvaggia del territorio, nella cementificazione degli argini, nelle escavazioni selvagge che modificano il disegno dell'alveo,negli incendi, nell'abusivismo dilagante»
30 aprile 2006

1 commento:

Francesca T ha detto...

La tragica storia della frana di Ischia mi richiama alla memoria la scena finale del film “Le conseguenze dell’amore“, quando l’inerme protagonista se ne sta a penzoloni in aria, sospeso, ad aspettare che la ruspa che lo sorregge lo conduca inesorabilmente verso la sua morte, dentro una colata di fango. La sua vita finisce così, affogata in una pozza melmosa.
Ricordo di aver pensato, allora, che “andarsene” in quel modo deve essere agghiacciante.

Chissà se il papà e le tre figlie travolti dalla montagna mentre erano nella loro casa, hanno vissuto il loro ultimi attimi nella stessa lucida consapevolezza di Titta Di Gerolamo, il protagonista del film. Chissà se hanno avuto il tempo di capire quello che stava accadendo.

Mi ricordo, l’anno scorso, quando il mio ragazzo si lamentava dei continui smottamenti e delle frane che si abbattevano sull’isola durante i periodi particolarmente piovosi. Tornare a casa dopo il lavoro era diventata un’impresa ostica per lui, costretto a schivare i massi finiti per la strada e a farsi largo, con l’auto, tra buche e agglomerati rocciosi vari.

L’estate passata ho visto coi miei occhi le reti protettive ai lati delle scogliere.

«Paghiamo inerzie di decenni, anni in cui abbiamo abusato del territorio». Così il capo del Dipartimento della protezione civile Guido Bertolaso parla della frana ad Ischia su Il Corriere.

La zona colpita era a rischio di dissesto idrogeologico, ma nonostante ciò, sono almeno un paio di centinaia le case costruite lì. Per il momento i 500 abitanti dell’area sono stati evacuati. I più sono stati ospitati da amici e parenti.

E’ inutile dire che superata la fase di clamore post-disastro, tutti ritorneranno nei loro “accoglienti nidi”. Quale realistica alternativa avrebbe questa gente?

Ce l’ho davanti agli occhi il paesaggio schiacciato dal costone della montagna. I pilastri che svettano in quella zona mi hanno incuriosito sin dalla prima volta che ho messo piede a Ischia. “Cosa sono questi archi?” - avevo chiesto mentre passavamo con la macchina sotto l’imponente struttura.
Pensavo che si adattassero bene al luogo, che fossero una cornice affascinante tra il mare smisurato e la vegetazione rigogliosa circostante. Pensavo che tutto avesse un senso, e che il contesto urbano convivesse in armonia con la natura.

Ma i turisti, si sa, hanno quasi sempre gli occhi foderati di prosciutto.